”Il dialogo? Sapere ascoltare gli altri”

Il libro, Anglois e Barbieri all’Adafa nel 2001

Il suo ultimo intervento pubblico a Cremona fu nel pomeriggio di domenica 9 dicembre 2001, poco più di due mesi prima della scomparsa. Era ospite della clinica delle Figlie di San Camillo per alcuni accertamenti e il giorno dopo si sarebbe recato a Soresina per celebrarvi il patrono San Siro. Accettò di presentare nella sede dell’Adafa in via Palestro, insieme ai professori Gianluca Barbieri e Angelo Rescaglio, allora presidente del sodalizio, il libro Voci di speranza di Silvana Ferrari Anglois, che aveva molto apprezzato. La speranza – disse in quella occasione monsignor Fiorino Tagliaferri (1921-2002), già vescovo di Cremona dal 1978 al 1983, commentando alcune liriche dell’autrice cremonese – è “dono dell’amicizia di Dio che offre all’uomo la sua amicizia, e risposta dell’uomo che si fida di lui”. E riprendendone la contemplazione della Passione, del “dramma umano” di Gesù, soggiungeva: “E’ stupendo questo vivere eterno reso umanissimo!”. Dal rapporto dell’uomo con Dio ricavava le coordinate del rapporto degli uomini tra loro: “Amore per non far soffrire e amore per condividere il dolore e la gioia, inseparabilmente, perché l’egoismo consuma la gioia che non si dona e l’egoismo moltiplica il dolore di cui non ci si accorge”.

Tornavano le citazioni di alcuni classici a lui cari: da Pindaro ad Antoine de Saint-Exupery, fino a quel detto di Gesù, non presente nei Vangeli, ma riferito da San Paolo: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”.
Sono temi e autori che ricorrono anche nel nuovo libro dedicato al vescovo da don Giulio
Cirignano, professore emerito di Sacra Scrittura nella facoltà teologica dell’Italia centrale, che fu il
suo successore quale assistente nazionale dei Maestri cattolici, e dai pedagogisti Ferdinando
Montuschi, già preside della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Macerata, e Anna
Teresa Monari. Il volume di 190 pagine edito da Baraldini (Finale Emilia) e arricchito da molte
immagini, anche del suo ingresso a Cremona, si intitola ‘Fiorino Tagliaferri sacerdote’ e ha lo scopo principale di illustrarne la “vita per il Vangelo animata da forte e gioiosa passione educativa” , proponendo ai lettori alcuni suoi significativi interventi (scritti, o trascritti da registrazioni) oltre alle testimonianze di chi gli è stato vicino.
Dopo la biografia curata da suor Paola Moschetti nel 2015 (Un grande cuore: Fiorino Tagliaferri),
l’opera da poco uscita non trascura il servizio episcopale del presule fiesolano (a Cremona,
all’Azione cattolica italiana, a Viterbo e infine alla Federazione esercizi spirituali), ma si concentra
sulla sua presenza pastorale e le sue riflessioni di prete umanista e “maestro di amicizia vera”,
soprattutto accanto agli insegnanti cattolici e a quelli di Azione cattolica, prima dunque della sua nomina a vescovo nel novembre 1978. Un pieghevole aggiunto al testo riporta alcuni commenti, fra i quali quello dell’attuale vescovo di Cremona Antonio Napolioni: “Io non ho avuto modo di conoscere il vescovo Fiorino di persona, ma ne ho sempre sentito parlare largamente e di lui ho letto, prima ancora di diventare suo successore a Cremona, parecchi interventi soprattutto all’Azione Cattolica, sull’Osservatore Romano e sulla rivista Il Maestro. Il Vescovo Fiorino ha lasciato nei Cremonesi un grande ricordo: uomo carismatico, dal carattere forte e deciso, ma soprattutto un cristiano autentico. Di lui si esaltano ancora la grande capacità di intraprendere e coltivare i rapporti interpersonali con freschezza ed originalità contagiose. Il distacco da Cremona fu molto sofferto. Molti preti ricordano ancora l’accorato saluto quando dovette lasciare la Diocesi per assumere altri impegni”.
Dopo i contributi introduttivi dei vescovi Mario Meini (Fiesole) e Gastone Simoni (emerito di
Prato) e dei curatori Cirignano e Monari, ed alcuni sintetici cenni biografici (apprendiamo che
Tagliaferri fu anche confessore di San Paolo VI), il libro è suddiviso in sezioni: Origini e
vocazione, Sacerdote “dono di Dio”, Sacerdote “donato” a Cristo e alla Sua Chiesa, Sacerdote
“donato” alle realtà ecclesiali, Sacerdote “donato” agli educatori, Sacerdote “donato” ai vescovi e ai sacerdoti confratelli, Sacerdote “donato” alle persone, Gocce di Sapienza cristiana, Sacerdote
“donato” agli amici, Il Signore chiede tutto, La chiamata e la risposta finale.
Di particolare fascino intellettuale e spirituale la sua lezione su “Il problema religioso nella cultura
contemporanea” partendo dalla “svolta antropologica della cultura”, nell’ambito dei corsi
universitari tenuti negli anni Settanta all’Università Lateranense (un tema che sarà efficacemente
riproposto in una sua conversazione, da vescovo, al Rotary Cremona) così come le ultime
meditazioni per i sacerdoti, a Loreto, nel novembre-dicembre 2001. Convergono, nel delineare
l’immagine e l’identità umana e cristiana di monsignor Tagliaferri, le testimonianze raccolte. “Il suo largo sorriso e le sue immense braccia aperte – scrive don Cirignano – erano come l’icona della sua grande personalità di prete, di maestro, di amico, che sapeva trasmettere con cordialità immediata sentimenti di religiosità gioiosa, di fiducia profonda nella vita, di sicurezza nell’affrontare gli impegni del proprio stato; e di affettuosa, sollecita vicinanza, che è dono concreto dell’amicizia”.

E il professor Montuschi ricorda: “La vera attitudine al dialogo – era solito dire – non è l’abilità di
parlare, ma la capacità di ascoltare”. Caratteristiche di cui diede conferma, alla sua morte (22
febbraio 2002) la cremonese Paola Bignardi, presidente nazionale dell’Azione Cattolica:
“Nell’incontro col Padre ha trovato lo stesso abbraccio con cui lui avvolgeva le persone quando le incontrava. Faceva sentire alle persone il calore del suo cuore di padre, di pastore, di amico, di
uomo buono, intenso, vero…Il suo sorriso è stato il linguaggio della sue fede, del suo abbandono
nelle mani di Dio”.